Ma Nettun freme d'implacabil ira |Contra l'eroe, che l'occhio unico estinse |Al divo Polifemo, il più gagliardo |D'infra i Ciclopi tutti. Al Dio la Ninfa |Toósa il partorì, figlia di Forco, |Re dello steril mar, ché lei Nettuno |Comprimea ne' segreti antri marini. |Da indi in qua, non ei percosse a morte |Il divo Ulisse, ma dal patrio lido |Errar lungi lo sforza. Or via, noi tutti |Consultiamo del modo ond'ei ritorni. |L'ira Nettuno deporrà, ché a fronte |Star non potrà di tutti i Numi ei solo.
(Zeus ad Atena; 2004, vv. 89-101)

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